Obbligazioni: calcolo rendimento e tassazione

Scritto da Chiara | Titoli di stato - Trading

Obbligazioni: calcolo rendimento e tassazione

La tassazione dei titoli obbligazionari, ecco come funziona. Un approfondimento su interessi, disaggio di emissione, calcolo delle perdite maturate.

Il rendimento offerto da un titolo obbligazionario è dato dall’incasso delle cedole, a cui si aggiunge il guadagno legato alla vendita o dal rimborso ad un prezzo più alto rispetto a quello di acquisto o di sottoscrizione.
Infine, bisogna tenere conto dei frutti ottenibili attraverso il reinvestimento nel tempo delle cedole incassate periodicamente.

Tutti questi rendimenti sono lordi, visto che tutti i redditi di capitale derivanti da titoli di Stato, obbligazioni o loro prodotti derivati, come del resto qualsiasi strumento finanziario, sono assoggettati ad imposta sostitutiva.

La tassazione delle obbligazioni è stata cambiata più volte e attualmente la normativa prevede, a partire dallo scorso primo luglio 2014, un’aliquota del 26%, applicata alle plusvalenze, i guadagni in conto capitale, realizzati sulle emissioni obbligazionarie, a prescindere dalla loro durata.

La base imponibile

I titoli obbligazionari sono soggetti ad imposta sostitutiva su tutti questi rendimenti: cedole relative agli interessi, la differenza, se positiva, tra prezzo di emissione al pubblico e valore di rimborso, la differenza, se positiva, tra prezzo di acquisto all’atto del collocamento e prezzo di vendita, se prima della scadenza, o valore di rimborso finale.

Se il titolo in portafoglio viene collocato a un prezzo inferiore al valore di rimborso, alla scadenza si riscuoterà non il valore nominale sottoscritto, ma un importo decurtato dell’imposta sulla differenza tra i due prezzi. L’imposta opera comunque, anche se il titolo viene acquistato successivamente all’emissione e a un prezzo superiore a quello di rimborso.

Ad esempio, per un titolo collocato a 98 e con valore di rimborso a 100, verrà accreditata, a scadenza, al netto di 0,52% quale imposta del 26% calcolata su 2, la differenza tra 100 e 98. Se il titolo venisse acquistato a 102 perché, nel frattempo, le condizioni di mercato ne hanno consentito una rivalutazione, non cambia il meccanismo. Il valore netto di rimborso sarà sempre di 99,48, decurtato di 0,52, esattamente come nel primo caso.

In ogni caso, emerge che ad essere assoggettato a tassazione è l’intera differenza tra il valore più basso tra il prezzo d’emissione e quello di acquisto, e il valore di rimborso: ciò consente al Fisco di introitare somme maggiori. In effetti, l’obiettivo del legislatore è stato quello di allargare la base imponibile.

La tassazione del disaggio di emissione

La normativa sul disaggio di emissione è tesa ad evitare che l’intera tassazione del disaggio d’emissione finisse per gravare sull’ultimo portatore del titolo, su colui che, a scadenza, ne incassa il valore. Per farlo, al momento della vendita di un titolo su cui maturi il disaggio di emissione, il prezzo di vendita verrà diminuito dell’imposta calcolata sulla quota di disaggio maturata dalla data di emissione a quella di vendita.

In tale modo, chi vende pagherà la propria parte di tassazione, mentre chi acquista sborserà una cifra inferiore al prezzo di mercato di un valore pari all’imposta calcolata sul disaggio maturato.

A scadenza, chi incasserà il titolo riscuoterà comunque un importo decurtato dell’intera imposta calcolata sul disaggio d’emissione; se avrà tenuto il titolo successivamente al collocamento, all’importo netto riscosso andrà aggiunta la quota parte di imposta non pagata all’atto dell’acquisto del titolo, e che può essere rilevata dal minor prezzo pagato, rispetto a quello di mercato, relativo alla quota di imposta calcolata sul disaggio maturato dalla data di collocamento a quella di acquisto.

Questo complicato meccanismo fa si che ogni portatore del titolo paghi l’imposta sul disaggio di emissione solo per il periodo in cui ha avuto a disposizione il titolo.

Le perdite maturate

A fronte della tassazione delle plusvalenze il legislatore ha consentito di portare in deduzione le perdite subite. Per i quattro anni successivi alla data in cui sono prodotte è possibile rettificare i futuri guadagni dalle perdite subite, a condizione che si riferiscano allo stesso tipo di operazioni e che facciano capo allo stesso nominativo. Sarà cura direttamente dell’intermediario presso il quale avete il vostro deposito titoli a tenere conto delle perdite subite.